E' di fondamentale importanza chiarire che le patologie alimentari sono delle vere e proprie malattie che non si curano in famiglia. Non è sufficiente l'amore e la cura dei genitori per guarire una patologia cosi complessa. Nel momento in cui si palesa la malattia si riscontrano prevalentemente due tipi di reazione da parte dei genitori.

Il primo può essere quello di spronare continuamente la figlia, di assillarla con continui consigli, di rimproverarla cercando di cambiare il suo comportamento facendo leva sul senso di colpa (...ti abbiamo dato sempre tutto!!). 

Il secondo può essere quello di mascherare la propria preoccupazione assumendo un atteggiamento di distacco e di indifferenza  di fronte agli atteggiamenti provocatori della figlia. E' indicato per quanto impegnativo, seguire la via di mezzo. 

Essere indifferenti è un atteggiamento finto in una situazione cosi grave e non è credibile neppure dalle ragazze, che si sentiranno fortemente frustrate da un simile atteggiamento. Ma anche quelli eccessivamente ansiosi non producono effetti positivi. In questi casi le ragazze sono portate a lamentarsi dell'eccessivo controllo ma in realtà sentono di tenere in pugno i genitori e  questo non è per loro di nessun aiuto, anzi. E' quindi importante un comportamento corretto che devono  tenere le persone che vivono a contatto con soggetti affetti da disturbi alimentari. 

A maggior ragione a questo difficile compito sono chiamati proprio i genitori e i familiari dei soggetti affetti da queste patologie ( Anoressia, Bulimia, Obesità, Vomiting ecc.).

Riportiamo di seguito alcune regole fondamentali  da seguire e a cui fare riferimento:

 

Regole utili per i familiari dei soggetti che soffrono di disturbi alimentari:

 

CIBO

  • Non acquistare cibo particolare per indurre la figlia a mangiare,

  • ciascun membro della famiglia decide autonomamente cosa mangiare,

  • nessuno deve essere forzato o limitato a mangiare qualcosa,

  • non trasformare i pasti in un campo di battaglia,

  • la persona con disturbo alimentare è responsabile del suo comportamento,

  • se la figlia non mangia, delegare il problema ad un terapeuta e ad un nutrizionista, 

  • lasciare che sia la figlia a decidere che cosa mangiare,

  • non controllare il peso né che cosa mangia e neppure se se si abbuffa,

  • non cadere nella trappola di nascondere il cibo se presenta comportamenti bulimici.

 

COMUNICAZIONE

  • Non dare consigli e suggerimenti,

  • non anticipare i bisogni dell'altro,.. domandare è più sicuro,

  • non offendere e attaccare la figlia,

  • non dire che è bugiarda (fa parte della malattia),

  • non crearle sensi di colpa ("Mi ucciderai se..."),

  • non violarne la privacy,

  • rispettare i ruoli all'interno della famiglia (non trattare la figlia come un'amica),

  • non leggere il suo diario, non rispondere al telefono per la figlia,

  • non prendere decisioni al suo posto.

 

ASPETTO FISICO

  • Non fare commenti sul peso e sull'aspetto fisico: cambiare discorso e spostarlo su argomenti più importanti,

  • non scegliere i vestiti al posto della figlia.

 

LE COSE DA FARE

  • Essere franchi e sinceri, non nascondere niente, nemmeno le comunicazioni con il terapeuta,

  • dare fiducia alla ragazza ed evitare di accusarla e rimproverarla per ogni cosa,

  • favorire la sua autonomia: deve decidere della sua vita (lavoro, fidanzati, tempo libero),

  • parlare d'altro che non sia cibo,

  • rispettare i confini generazionali (una figlia non è un'amica),

  • fare i genitori: porre regole chiare e non equivoche,

  • non entrare nelle questioni personali fornendo consigli e suggerimenti.

 

 

 favorite una corretta espressione delle emozioni delle figlie!!


Sappiamo quanto sia difficile per queste ragazze dire no, esprimere apertamente il proprio dissenso o manifestare, a volte, le proprie emozioni positive:

 riepilogando

ecco un decalogo perché i genitori possano avere chiare le principali linee guida.

 

decagolo per i genitori per gestire le emozioni

  1. Comunicate alla figlia in modo diretto le vostre emozioni. Dite all'interessata cosa vi dà fastidio, cosa non vi piace, come vi sentite: non parlate alla figlia rivolgendovi al marito e viceversa.

  2. Siate autentici nell'espressione delle vostre emozioni. Non mostratevi contenti quando non lo siete, non cercate di nascondere disagi e preoccupazioni: non giova a nessuno.

  3. Siate distaccati e cercate di non farvi coinvolgere troppo dagli stati d'animo e dagli sbalzi d'umore di vostra figlia. Potete essere moderatamente sereni anche se le cose non vanno bene: questo aiuterà voi e lei.

  4. Cercate di capire e affrontare il motivo del vostro disagio. Non sempre è causato interamente dal problema di vostra figlia, altri possono essere i motivi: cercateli e affrontateli senza coinvolgere vostra figlia.

  5. Ascoltate e accettate il disagio e gli sbalzi d'umore di vostra figlia. È un bene per lei esprimere le emozioni, anche se intense e profonde: non cercate in alcun modo di frenare o impedire che ciò avvenga.

  6. Non cercate di "tirarla su" di morale. Fareste un grave danno, perché le impedireste di esprimere il suo profondo disagio. Rallegratevi invece quando è triste e arrabbiata, perché sta facendo la cosa migliore per lei.

  7. Non date consigli e soluzioni precostruite. Non serve perché la fate sentire ancora più inadeguata, mentre lei deve imparare ad affrontare e risolvere da sé i suoi problemi.

  8. Chiedetele come si sente, che cosa prova. È importante non parlare di cibo, peso, aspetto fisico in qualsiasi modo e forma. Andate al vero problema: spesso dire "mi sento grassa" equivale a dire "mi sento depressa".

  9. Accettate i conflitti con lei. Vostra figlia ha necessità di esprimersi e dire che cosa le fa rabbia di voi: accettate questi confronti e momenti intensi che fanno bene.

  10. Osservate e incentivate i segnali positivi: è più ribelle, si oppone ai genitori, dice quello che pensa, è più triste e lo esprime, dà importanza a persone esterne alla famiglia.

 

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