Articolo Repubblica del 21 03 2021

Posted by on mar 25, 2021 in Senza categoria | 0 comments

COVID E CIBO: QUANTO IL LOCKDOWN HA INFLUITO NEGATIVAMENTE SUL BENESSERE FISICO E MENTALE?

IL CORONAVIRUS STA AVENDO UN IMPATTO SENZA PRECEDENTI SULLA SALUTE MENTALE E FISICA DEGLI ITALIANI, CREANDO O PEGGIORANDO, PROBLEMI PSICOLOGICI ESISTENTI.

La crisi epidemiologica attuale ha mutato le nostre vite e il modo in cui siamo sempre stati abituati a rapportarci con gli altri e con noi stessi. La pandemia di Covid-19 ha rivoluzionato la nostra vita e il nostro modo di pensare. Una tematica delicata e complessa, quella delle conseguenze che il lockdown ha causato nella vita degli italiani che soffrono di disturbi alimentari o disturbi in generale. Il rapporto tra Covid-19 e cibo è stato sicuramente un rapporto a tinte scure nella maggior parte dei casi. I disturbi alimentari in Italia sono molto diffusi, soprattutto tra i più giovani, i quali possono vivere una relazione complessa con il cibo a causa di numerosissimi motivi. Durante il lockdown dovuto al SARS-CoV-2 i pattern psicopatologici di chi è affetto da un disturbo alimentare (che possa essere anoressia o bulimia) si sono sicuramente rinforzati. La totale chiusura e la fase di stallo che abbiamo vissuto ha reso più fragili tutte le persone affette da disturbi, anche alimentari, e le categorie già deboli. L’isolamento sociale non ha fatto altro che aumentare esponenzialmente l’ansia e la frustrazione di chi è affetto da un disturbo alimentare.

Riportiamo un’ intervista pubblicata sul quotidiano ‘La Repubblica’ del 21/03/2021.

Il contenuto dell’articolo è stato trascritto per facilitarne la lettura

Marta “Per mia figlia anoressica la pandemia è un incubo”

<<Puoi anche odiarmi. Ma solo dopo essere riuscite insieme, briciola dopo briciola, a mangiare una fetta di pane intera>>. Mamma Marta ogni giorno, al momento dei pasti, si siede accanto alla figlia diciassettenne e la accompagna in quella che, per una ragazza che soffre di anoressia, è un’impresa insormontabile: nutrire il proprio corpo. Sono sempre di più giovani colpiti da disturbi alimentari e le cifre, con lo scoppio della pandemia, sono aumentate in maniera esponenziale. Secondo un’indagine dell’ospedale Meyer di Firenze, nei primi due mesi di quest’anno 21 adolescenti si sono presentati al pronto soccorso per patologie di questo tipo. Nello stesso periodo del 2020, prima dell’emergenza sanitaria, era stato solo uno. La dottoressa Tiziana Pisano, responsabile della Psichiatria dll’infanzia e adoloscenza, con i colleghi ha attivato un nuovo protocollo che permette di avere una linea diretta con il Meyer e il centro disturbi alimentari al Palagi. Cosi che non si creino liste d’attesa e il paziente venga preso in carico subito e indirizzato nella struttura più adatta in base alla gravità del caso. Marta è una delle tante mamme che, insieme alla figlia, è stata inserita nel percorso di ricovero in day hospital giornaliero con pasti assistiti.

Marta, quanto è difficile ritrovarsi in ospedale con sua figlia?

<<Le prime reazioni nell’essere catapultata in reparto con ragazze con problemi simili a quelli di mia figlia sono state di rifiuto e distacco “ Lei non è come loro, lei questo non lo farà mai….”. Poi ho cercato di trovare il perché. Mi parlavano di angoscia che una persona vive e di come la sua anoressia ne sia semplicemente la fuga, la difesa, e io continuavo a cercare cosa provocasse o avesse provoca totali disagi e volevo semplicemente che mi fosse data la soluzione. Ero infastidita dalla sensazione di impotenza, volevo soluzioni pratiche, definite, esatte, programmi con date prestabilite e soprattutto che qualcuno mi alleggerisse da quell’ insopportabile senso di colpa>>.

Qual è stato il momento in cui ha capito che sua figlia soffriva di disordini alimentari?

<< E’ successo quattro anni fa. All’inizio si trattava solo di sensazioni: avevo notato che ogni volta lasciava qualcosa nel piatto, mangiava sempre meno e stava perdendo peso. Poi una sera, dopo una cena, l’ho seguita in bagno. Forse è stato intuito materno o forse ho riconosciuto in lei quell’ atteggiamento che a mia volta, tanti anni fa, avevo provato anch’io da ex anoressica. Fatto sta che l’ho trovata a vomitare. La bulimia come anticipazione dell’anoressia>>.

Cosa ha fatto? Le ha parlato?

<< Immediatamente. Non ci ho provato nemmeno ad essere diplomatica.  Ero talmente spaventata che ho contattato subito la Asl e, attraverso un neuropsichiatra, siamo state indirizzate in un centro ad Empoli. Mi dicevano che ero stata fortunata perché ce ne eravamo accorti subito, che eravamo nella fase iniziale. Questo però non ci ha risparmiato alcuna sofferenza. Da allora abbiamo fatto di tutto: dal day hospital, al ricovero fisso in ospedale per mesi, al sondino naso gastrico per farla mangiare attraverso un tubicino sottile mentre era immobilizzata>>.

Sua figlia ha avuto subito consapevolezza della malattia?

<< No, continuava a negare. Diceva di star bene, che era tutto a posto, e poi invece nascondeva il cibo e fingeva di averlo mangiato. Era molto brava a non farsi scoprire. In questi anni ho pian piano imparato a smascherare le tecniche che usano le persone anoressiche per non essere colte sul fatto. Dall’ appiccicare il pasto sotto al tavolo a spalmarlo sui capelli. Un’altra ossessione è il tempo dedicato alla cena: guarda in continuazione il cellulare e conta i minuti trascorsi a mangiare>>.

Con al pandemia le cose sono peggiorate? Quanto hanno pesato isolamento, mancanza di socialità e interruzione della scuola?

<<Il primo lockdown non è stato devastante. Ritrovarsi davanti al computer e non doversi più sentire a disagio in classe perché era rimasta indietro con il programma l’ha aiutata, poi però le cose sono precipitate. A settembre era tornata a scuola, aveva fatto amicizie, la vedevo più serena. Il nuovo stop forzato (il nostro Comune è in zona rossa ) l’ha ributtata giù. Non sa più a cosa aggrapparsi>>.

Cosa sente di dire ai genitori che sono nella sua stessa situazione?

<<E’ importante ascoltare questi ragazzi. Quello che ci chiedono è di essere i primi ad avere fiducia. Alle 6.30 mi sveglio, ci mettiamo a tavola a fare colazione e faccio il carabiniere controllando che mia figlia mangi. A pranzo faccio il carabiniere, a cena faccio il carabiniere. In quei momenti ce l’ha con me e io dico che può anche odiarmi. Poi, però, sa che lo faccio per lei e mi abbraccia>>.

 

Vedi articolo pubblicato il 21 marzo 2021